Adolescenti, che fare?

Società e cultura
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Adolescenti che si procurano tagli e bruciature, che esagerano con l’alcol, che vengono coinvolti in risse o portano a casa sostanze illegali…
Le cronache dei giornali sembrano piene di questi avvenimenti, che inquietano gli adulti e fanno preoccupare le famiglie.

Molti genitori sono confusi e disorientati, in bilico tra indulgenza e severità, tra responsabilizzazione e controllo.

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Quando i ragazzi erano più piccoli le cose sembravano più facili, c’era più dialogo e con una dose bilanciata di affetto e di fermezza i genitori riuscivano ad avere un maggiore controllo. Ora i ragazzi sono molto cambiati, sembra di sembra di aver in casa degli alieni e gli adulti spesso vacillano, si sentono impotenti e incapaci di farsi ascoltare. Eppure sono gli stessi ragazzi di un tempo, intelligenti, sensibili, ricchi di doti e capaci di atti spontanei di generosità, ragazzi che magari nell’infanzia erano considerati particolarmente maturi e giudiziosi per il loro senso di responsabilità…

Questa adolescenza che inizia sempre prima e di cui sembra non vedersi la fine, forse ha rapito le loro anime e ha lasciato nei loro corpi in trasformazione presenze ostili e inconoscibili.

Tutto ciò si potrebbe spiegare parlando della parte da leone che fanno gli ormoni in questo periodo di grandi trasformazioni del corpo da infantile ad adulto; di come l’intelligenza raggiunga il suo culmine con l’accesso al pensiero astratto, ma il linguaggio stenti a tenere dietro a queste alte vette, per cui ne conseguono la difficoltà a verbalizzare o la logorrea fino all’eccesso, il bisogno di solitudine e di elaborazione, spesso mascherato da pigrizia, noia, isolamento.

ATTRATTI DAGLI ECCESSI

A questa età è forte il bisogno di rischio e di avventura, sono infatti frequenti le ubriacature da alcol, da sostanze, ma anche dall’adrenalina messa in circolo da comportamenti rischiosi, sport estremi o anche solo certi videogiochi.

Le relazioni con gli adulti, specialmente in famiglia, si fanno spesso più difficili e c’è un estremo bisogno del gruppo dei pari (amici reali e virtuali, incontrati sui social). Forte è anche il bisogno di mettere in discussione valori e stili di vita familiari per poter costruirne di propri.

In questo articolo vorrei però concentrarmi maggiormente sui genitori, su come loro vivono questo fenomeno.

Ecco alcune caratteristiche che generalmente si riscontrano nei genitori con figli adolescenti:

- Sono persone ancora pienamente inserite nel mondo del lavoro, con ormai molta esperienza, ma anche molte responsabilità e non più la freschezza e la motivazione dei primi anni di carriera. E’ possibile che sul posto di lavoro stiano anche vivendo momenti difficili che danno preoccupazione e senso di precarietà.

- Hanno passato molti anni concentrati nella cura dei propri figli ancora piccoli, ma ora sentono fortemente l’esigenza di prendere un po’ di spazio per sé stessi, per frequentare degli amici, per rinsaldare la relazione col proprio partner o per inventarsene di nuove se le cose non sono andate per il verso giusto.

- Hanno genitori (i nonni dei ragazzi) che non sono più nel pieno delle loro energie e se prima hanno dato loro una grande mano per la cura e la custodia dei figli, ora spesso hanno bisogno di maggior attenzione per loro e per la loro salute.

- Cominciano a volte ad avere loro stessi qualche problema di salute e comunque un po’ meno energia che nella seconda e terza decade della loro vita. Le donne sentono avvicinare, chi con trepidazione e ansia, chi quasi con sollievo, il tramonto della propria fertilità con tutte le possibilità, i problemi e le emozioni ad essa connessi. I loro compagni a volte faticano a comprendere ed accettare queste problematiche.

- Per questi e altri motivi gli adulti con cui gli adolescenti hanno a che fare, sono spesso dei lottatori, delle navi da guerra, impegnati strenuamente ad avventurarsi o anche solo a tenersi a galla nelle tempeste della vita. E quella con gli adolescenti e l’ennesima battaglia! Ma tanto più sconcertante e avvilente perché non voluta e inaspettata, perché combattuta sul terreno di un rapporto tanto familiare, tanto prezioso e delicato, frutto di grandi investimenti affettivi e in passato di somma soddisfazione e tenerezza.

REGOLE E LIMITI VANNO POSTI

Da Freud in poi tutti gli autori di orientamento psicodinamico e psicanalitico hanno descritto l’adolescente come in balia del ritorno del complesso di Edipo, impegnato a combattere con l’ambivalenza tra il bisogno di relazione e identificazione (ora proiettati all’esterno della famiglia) e la ricerca dell’indipendenza e della propria identità.

Ma c’è anche l’altra faccia dell’Edipo, quella vissuta dalla parte del genitore!
L’ambivalenza vissuta tra il desiderio di tenere e quello di lasciare andare, tra l’amore cieco che non vede i difetti e limiti nell’amato e quel tanto di amor di sé che permette di tenere le distanze e non confondersi, di porre dei limiti e le basi per l’indipendenza dell’altro. Un’ambivalenza che va riconosciuta e elaborata, al di là di ogni retorica sull’amore materno/paterno senza limiti o dei modi più tradizionali di concepire l’educazione delle giovani generazioni.


L’amore non può essere messo in discussione, anche se provato dalle difficoltà a relazionarsi, a comprendersi, ad adattarsi ai reciprochi cambiamenti, ma non è un amore cieco, è un amore con gli occhi ben aperti, spalancati e in allerta. Le regole, i limiti vanno posti, e senza sensi di colpa, perché sono limiti che proteggono e che guidano verso una maggiore autonomia. Tuttavia limiti e regole hanno senso solo nell’ambito di una relazione, che va alimentata, coltivata e protetta in continuità con l’infanzia. Senza questa relazione le regole e anche gli ammonimenti e le punizioni non hanno senso e cadono nel vuoto dell’incomprensione, della rabbia, del rancore e delle rivendicazioni.

Certo è molto più semplice dirlo che farlo!


GENITORI SOLI NELLA QUOTIDIANA “BATTAGLIA”

In quest’epoca i genitori spesso si sentono soli nel loro compito educativo. Riferirsi alla propria esperienza di adolescenti e all’esempio dei propri genitori spesso non è sufficiente, ma è anzi fuorviante, per la differenze sociali e generazionali che li separano da quel periodo. Anche il confronto con genitori “pari” non è facile, sia per mancanza di occasioni, sia per quel ritegno che spesso trattiene dal parlare con gli altri della propria situazione, specie se dolorosa e problematica, in un ambito così intimo come quello familiare.

Tuttavia il confronto è indispensabile. Un confronto e una rielaborazione interiore della propria esperienza passata come figli adolescenti, ma soprattutto un confronto e una messa in discussione della propria esperienza di genitori con altri genitori in situazioni analoghe.

Ben vengano dunque i gruppi esperienziali tra genitori su temi educativi, magari facilitati da un esperto psicologo o educatore. Gruppi in grado di dare sostegno e spiegazioni in momenti particolarmente difficili, ma soprattutto nella quotidianità delle “battaglie” con gli adolescenti.

Ci sono delle situazioni poi però dove è necessario l’aiuto dell’esperto, dove le normali difficoltà della crescita sfiorano o toccano francamente la patologia o le sperimentazioni adolescenziali smettono di essere sane e sacrosante e diventano un pericolo per i ragazzi stessi e per gli altri. In questi casi prevale nel genitore l’intuizione della sofferenza dell’adolescente e un senso di impotenza sembra rendere inutile ogni iniziativa educativa. Sono queste le situazioni in cui è necessario sentire al più presto il parere di un esperto in adolescenza, che possa aiutare i ragazzi, ma anche gli adulti e il resto della famiglia a valutare meglio la situazione e ritrovare un migliore equilibrio.

Dott.ssa Paola Moriondo
Psicologa clinica - Psicoterapeuta