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A proposito di sicurezza nelle scuole

Società e cultura
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Tutti sanno che cosa è avvenuto alla scuola Rodari di Nichelino l’11 ottobre di quest’anno.


O almeno tutti hanno avuto informazione rispetto ai fatti. Ciò che non sanno però è quanto il recente incidente abbia smosso negli animi di tutta la comunità scolastica, genitori compresi.

Io ho cercato di tenermi fuori dalla mischia mediatica, scegliendo di tener lontani giornalisti affamati di notizie tanto più succose quanto più negative, spesso portati ad esagerare ed amplificare a scapito dell’informazione corretta e veritiera.

Ma non ho deciso di scrivere per parlare della stampa e del suo ruolo spesso non corretto o poco ortodosso, ho deciso di farlo per raccontare che cosa questo incidente ha suscitato in tutti noi. Al di là dello spavento e della preoccupazione che abbiamo condiviso, ciò che merita di essere raccontato è la nostra riflessione su quella che noi (insegnanti, genitori, amministratori) definiamo cultura della sicurezza, ma sulla quale spesso non si lavora consapevolmente.

Parlo di cultura della sicurezza non intendendo solo la formazione degli insegnanti e le prove di evacuazione che regolarmente la scuola organizza; parlo di quella cultura che ci rende tutti più attenti, più vigili e in grado dunque di fronteggiare i problemi, anche quando questi ultimi si presentano improvvisamente e senza annunci preventivi.

Il collegio dei docenti nelle sue articolazioni (riunioni di plesso, commissioni, gruppi di lavoro ecc.) ha affrontato e sta ancora affrontando le ansie che da questo brutto incidente sono emerse e cerca di trasformarle, per l’appunto, in attenzione, informazione e formazione, in sintesi cultura della sicurezza.

In che modo? Parlandone in primo luogo, confrontandosi con esperti, ponendo domande ed avendone informazioni.

Nella nostra scuola siamo già partiti con l’organizzazione di incontri di formazione (attenzione, non si tratta di lezioni cattedratiche) con il Responsabile della Sicurezza, con i Vigili del Fuoco, insomma con tutti quegli esperti del settore che possono aiutarci a far chiarezza su che cosa occorre fare e che cosa evitare non solo nei casi di emergenza, ma nella vita di tutti i giorni.

Cultura della sicurezza, ripeto, non significa svolgere alcune ore obbligatorie di formazione per il personale, ma comprendere l’importanza di vivere una vita scolastica in luoghi sicuri.

Da una parte ci sono le certificazioni (la scuola è agibile, la soletta dei solai è a norma, gli spogliatoi e le palestre salubri ecc.) dall’altra c’è l’azione di chi vive quotidianamente negli edifici scolastici, li conosce, li sorveglia esattamente come farebbe a casa propria, in cui ogni minimo cambiamento viene registrato.

Su entrambe i piani occorre dunque lavorare, senza panico ed allarmismi, con lucidità e preparazione.

Per me, ad esempio, è stato estremamente importante ed arricchente poter parlare con i genitori degli alunni della Rodari, i quali hanno giustamente messo in luce le loro preoccupazioni. Dal dialogo costruttivo che ne è scaturito spero che siano riusciti a comprendere che in questa partita non ci sono nemici od inetti, ma che al contrario occorre coesione, collaborazione attiva e crescita collettiva.

Nel mio ruolo dunque mi faccio promotrice di momenti di scambio all’interno della comunità scolastica, a tutti i livelli a partire dagli allievi, che necessitano di educazione di fronte all’imprevisto e al potenziale pericolo, per continuare con il personale tutto che deve essere informato e formato, con il Comune – interlocutore fondamentale per la gestione delle strutture - per finire con il confronto con i genitori affinché si riesca a continuare a fare scuola serenamente e nella più totale sicurezza.

Patrizia Cannavò

Dirigente scolastico

4° I.C. Nichelino