Don Maximilian ci racconta la sua vocazione
alt "La ricerca della felicità e un’impresa per tutti gli uomini. Cerchiamo di ottenerla in tutti i modi pur di riempire di senso la nostra vita e colmare il vuoto del nostro cuore. La risposta di Gesù? Semplice, ma impegnativa: amare! "

E come si può amare? Innanzitutto scoprendo l’amore che Lui ci ha dato per primo, prima ancora che noi sapessimo cosa fosse e poterlo così accogliere e ricambiare.

Questa è dunque la vocazione (la “chiamata”) di ogni uomo: scoprire l’amore del Signore e ricambiarlo. Tale scoperta si concretizza in un’avventura unica e irrepetibile: la nostra vita, la mia vita, in particolare nelle piccole e grandi scelte quotidiane.

In questa prospettiva tento qui di condividere con voi, amici di Nichelino, alcuni tratti del mio cammino vocazionale, proprio a partire dall’esperienza dell’amore di Gesù che mi ha “sedotto”, spingendomi a donare tutto me stesso per Lui e per i miei fratelli.

La mia famiglia è stato il primo luogo dove ho imparato ad amare: mamma insegnante, papà dipendente statale (ora entrambi in pensione) e mio fratello avvocato sono stati i primi che mi hanno amato e che mi hanno insegnato ad amare dandomi anche l’opportunità di ricambiarli. In questo ambiente di valori sani e cristiani è germogliato il seme della vocazione sacerdotale.

Crescendo e passando all’età adolescenziale ho cominciato a chiedere e cercare in tutte le direzioni la felicità. Ma dove trovarla? Negli amici, soprattutto le ragazze, con cui uscivo nei weekend? Nello studio delle scienze, in particolare della biologia e della chimica? Nel divertimento notturno fino alle prime ore del mattino? Anche se queste non erano cose cattive in sé, tuttavia percepivo che esse non bastavano a saziare il mio cuore! Frequentando degli incontri vocazionali ho avuto l’opportunità di fermarmi e di pensare seriamente alla possibilità di entrare in seminario.

Nessuno sinceramente si aspettava un passo del genere e anch’io ho fatto fatica a comunicare questa decisione sia ai miei genitori, sia soprattutto ai miei amici più intimi. Gli inizi non sono stati certo facili, e difficoltà non sono mancate lungo tutto il percorso, ma sentivo forte la vicinanza dei miei cari e soprattutto nutrivo il desiderio di discernere seriamente la volontà di Dio su di me.

Una delle tappe formative che ha inciso maggiormente è stato senz’altro l’anno di stage vissuto nella parrocchia della SS. Trinità di Nichelino fra il 2006 ed il 2007. Un’esperienza davvero oltre ogni aspettativa! Infatti, a meno di tre mesi dal mio arrivo, il parroco, don Joe Galea (mio compaesano di Gozo), si ammalò di cancro e morì nel febbraio 2007, all’età di 54 anni. E’ stata un’esperienza che mi ha coinvolto in prima persona e che ha segnato profondamente il resto del mio cammino.

Come se non bastasse, a poco più di due anni di distanza, ho assistito personalmente alla scomparsa di un altro prete, per me un fratello, don Joshua Muscat: anche lui, operante nella medesima parrocchia di Nichelino, si ammalò di cancro e morì ad appena 27 anni di età e due di sacerdozio.

Due esperienze che dal punto di vista umano sono state delle tragedie e mi hanno messo anche in crisi. Ma debbo riconoscere che più passa il tempo più mi rendo conto di quanto siano state salutari per la mia maturazione umana, spirituale e vocazionale.

Terminato l’anno di stage, il rientro in seminario ha voluto dire un più forte impegno di discernimento e non sono mancati i momenti di fatica e di buio interiore, perché scegliere la strada giusta non vuol dire imboccare quella più facile come spesso si è tentati di fare! La sapiente guida dei formatori, in particolare del direttore spirituale, è stata davvero determinante nell’aiutarmi a comprendere infine la strada che Dio mi indicava e così abbracciarla con cuore indiviso. Le tappe che sono seguite, non sono state che determinazioni cronologiche di un lungo cammino di grazia, fino al 13 giugno di quest’anno  quando sono stato ordinato sacerdote. Dopo l’ordinazione sono stato mandato a Roma per perfezionare gli studi in Teologia dogmatica all’Università Gregoriana.

Seguire il Signore e vivere la sua chiamata, sia essa il matrimonio o il sacerdozio o la vita consacrata, non è cosa facile: richiede impegno e sacrificio. Gesù stesso l’ha preannunciato a chi voleva seguirlo seriamente. Lui non promette comodità, onori e successi mondani. Però garantisce la vera felicità, la pace interiore che niente e nessuno può dare.

«Mane nobiscum Domin, resta con noi SignoreResta con me, specialmente quando si fa buio, quando l’entusiasmo di seguirti viene meno, quando non intravvedo più la meta». Questa è la mia preghiera che vorrei mi accompagnasse nella mia nuova missione, quella di portare Gesù agli altri per far scoprire cosa può fare il Signore se ascoltiamo la sua parola e se accogliamo l’amore che Lui ha verso di noi, facendolo diventare Vita della nostra vita!

don Maximillian Grech



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L'ordinazione di don Maximilian nella cattedrale di Victoria (Gozo-Malta)

 
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