“Amo tutti i libri che pubblico, perché ognuno è una piccola creatura”. Così, come un buon padre di famiglia, l’editore nichelinese Pietro Pintore descrive il legame affettivo che ha con i “propri” libri.
Le ultime novità della casa sono state presentate al recente Salone Internazionale del Libro di Torino. In pole position c’è “La rinuncia” di Marcello Montanaro: storia di amore e di guerra a metà Ottocento, ma anche affresco di un’epoca, una riflessione sull’insondabile portata di libertà che le nostre rinunce trascinano con sé. A seguire “La nostra isola, i nostri sogni”: i racconti dei profughi che le due autrici del libro, entrambe operatrici della cooperativa sociale torinese “Isola di Ariel”, hanno raccolto per divulgare le testimonianze degli esiliati che giungono a Torino dai vari centri di accoglienza italiani dopo la terribile esperienza della traversata in mare.
“Esecuzione perfetta” e “Le lacrime degli Dei” rientrano nel filone del giallo-noir, mentre “Gira Torino” propone itinerari per giovani turisti dai 7 ai 13 anni alla scoperta della città.
Nuovi “gioielli” per le diverse collane curate e “cesellate” da Pintore.
“Ad esempio ‘La rinuncia’ fa parte della collana Falesie, dedicata agli scrittori emergenti – spiega Pietro Pintore - Tra i tantissimi manoscritti che ricevo ogni giorno quello di Marcello Montanaro mi ha lasciato dentro qualcosa, ossia l’importanza di recuperare valori ormai dimenticati”.
Il dott. Montanaro è un affermato medico oculista torinese che in questa sua “opera prima” ha messo in evidenza una felicissima vena letteraria, subito apprezzata da numerosi lettori grazie al passa-parola. Tra l’altro il neo-scrittore ha deciso di devolvere tutti i diritti d’autore di questo suo primo libro al Ser.mi.g si Torino.
Continua Pietro Pintore: “Tanta gente scrive, pochi leggono e troppi non rileggono neanche quello che scrivono. Errori di ogni genere per non parlare poi dei congiuntivi. Molto spesso manca l’umiltà prima, durante e dopo la pubblicazione. Ogni autore pensa di aver scritto la grande opera del secolo. Dopo la prima pubblicazione solo pochi continuano a camminare con i “piedi per terra”. Le donne, invece, sono tendenzialmente più modeste ed anche più realiste. Il compito dell’editore è quello dello spartiacque tra la marea degli autori e le richieste dei lettori. Ricevo tantissimi manoscritti che si riesce a valutare già dal titolo e dalle prime pagine per idee, contenuto e forma. Alla fine non pubblico mai libri che non mi piacciono”.
Parole che nascono da una lunga esperienza con radici profonde nel fermento culturale degli anni ’70 a Nichelino, dove l’editore risiede tuttora.
“Sono nato e cresciuto tra i libri – ricorda Pintore - Frequentavo la biblioteca di quartiere e qui con altri ragazzi avevamo formato un gruppo “misto”denominato “Incontro”. All’interno avevamo anche un laboratorio teatrale. E' stata una bellissima esperienza svanita però da lì a quattro, cinque anni. Erano “anni di piombo”. C’era quasi l’obbligo d’essere schierati politicamente, mentre noi eravamo pro-cultura a prescindere. Questo ci ha fortemente penalizzato e del resto, nonostante le promesse, gli amministratori locali hanno sempre messo la cultura in secondo piano.”.
Pintore ha poi seguito un percorso legato al suo lavoro di grafico sino a diventare editore.
“E’ stata una lunga gavetta – confida - Il primo libro é stato fotografico. E’ nato dagli scatti fatti da un mio amico nel deserto giordano e ha dato il via alla collana Voyage. Nell’ambito di quest’ultima è stato pubblicato“L’alfabeto del mondo”che a sua volta ha permesso la realizzazione di un’omonima mostra itinerante per l’Italia.”.
In un secondo momento è subentrata la narrativa e poi tutto il resto. Pintore è stato il primo a pubblicare in italiano “Viaggio in America” di Chateaubriand, seguito da “Viaggio in Italia”. Uno Chateaubriand un po’ diverso dal solito, meno romantico e più “storico degli individui d’America”, come lui amava definirsi. Sono nate anche la collana di cultura medica, di storia e di “gialli” ambientati in Piemonte, che ormai conta 18 opere. In veste di “giallista” Pintore ci ha fatto conoscere anche un’insolita Mercedes Bresso alla sua seconda opera con “Il lato in ombra del lago”.
“Per un editore seguire la pubblicazione di un giallo è abbastanza complicato. A tutte le eventuali difficoltà si aggiunge la necessità che tutti i pezzi del puzzle combacino, che tutte le sfumature siano in armonia e soprattutto si deve garantire che, almeno nelle pagine di un libro, il colpevole venga assicurato alla giustizia.”.
Per i più giovani, curiosi del capoluogo piemontese, è stato appena sfornato “Gira Torino”. In questo libro sono proposti diversi percorsi dando spazio agli aspetti storici, architettonici e naturalistici della città con numerosi indovinelli. Ai più piccini invece è destinata la storia illustrata di “Pino - Il pinguino pigro”.
Tutte “creature” in primo piano nello stand che Pintore ha allestito nell’ambito del salone dell’editoria più famoso d’Italia che quest’anno aveva come filo conduttore la “la primavera digitale”.
Tutti in rete? “Sì, ma con intelligenza e moderazione - consiglia l’editore nichelinese - Mi fa paura vedere queste manifestazioni con sempre meno libri e sempre più prodotti fuori tema. Certo siamo nell’era del digitale; anche il compito dell’editore è molto più semplice perché può gestire direttamente il libro. Libro che si leggerà sempre più sul tablet, ma per questo passaggio servirà ancora qualche anno. In ogni caso credo che il digitale regnerà in ambito scolastico (tantissimi dati e informazioni in pochissimo spazio), ma per quanto concerne la narrativa si resterà fedeli al libro cartaceo, alla sua dimensione tattile, all’odore della carta e della colla.”.
I libri di Pintore si trovano a Nichelino?
“Mi affido a un distributore, ma non so se nell’unica vera libreria esistente nella nostra cittadina, tra l’altro tutta gestita da encomiabili volontari, ci siano delle mie produzioni. Sarebbe opportuno dare a Nichelino più stimoli. Per esempio oggi c’è una sola biblioteca, decentrata, e per quanti ammirevoli sforzi faccia la direttrice non si riesce a coinvolgere appieno il territorio. Oltre a “tirar su palazzi” bisogna pensare a dare spazio alla cultura. Basta con il luogo comune che Nichelino è una città dormitorio: è un luogo a dimensione umana, di grandi lavoratori e di gente attiva nel mondo dell’associazionismo e del volontariato. Diamole gli strumenti giusti per crescere ancora. Si potrebbe partire ad esempio cercando di sfruttare al meglio le potenzialità della Palazzina di Caccia di Stupinigi”.
Eliana Cerchia





