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Perchè in Italia dobbiamo leggere di più

LibreriaNella sua recente lezione a Nichelino il dott. Guariniello si rammaricava che in Italia non fossero mai stati pubblicati i verbali degli atti preparatori della Costituzione. Si è trattato di un dibattito di altissimo profilo tra persone di grande dirittura morale, competenza e cultura da cui è nato il documento principale della nostra Repubblica.

Io non sono di quelli che tendono a fare di tutta l’erba un fascio: so distinguere un politico serio ed impegnato da un Di Gregorio o un Lusi o uno Scilipoti. Con tutto ciò, è difficile non rimarcare la differenza di livello tra i Padri Costituenti e la media degli uomini che oggi dovrebbero governare ed onorare l’Italia (per questo si chiamano onorevoli).

Con la stessa schiettezza voglio anche dire che non accetto l’idea banale di un Parlamento di basso profilo ed un popolo incolpevole che ne subisce lo spettacolo, a volte imbarazzante.

Io penso che tutti noi abbiamo delle responsabilità nell’avere una classe dirigente mediocre che è incapace di guidare il nostro Paese in una difficile crisi. Se vogliamo cambiare, non basta lamentarsi.

Ognuno di noi deve chiedersi: “Ho veramente fatto tutto il possibile?” “In quanto, nei miei comportamenti ripropongo i difetti che vedo nei politici peggiori?” E soprattutto: “Quanto mi sono informato per dare correttamente con il voto il mio pezzo di potere?”

Se ci fermiamo alla cultura, la risposta è deprimente. Diciamolo molto chiaramente: noi italiani leggiamo troppo poco.

Solo un italiano su 10 compra un quotidiano contro una media europea di uno su tre. Dopo di noi c’è solo l’Albania. Metà degli italiani non legge nemmeno un articolo di un quotidiano ogni giorno ed il 73% non legge un settimanale. Il 54% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno e nel 10% delle famiglie in casa non c’è un libro.

La situazione culturale a Nichelino ha visto momenti drammatici quando la Città è diventata un dormitorio FIAT.

Ricordo ancora con dolore quando da Assessore alla Cultura ho visti i libri della biblioteca abbandonati in un ignobile magazzino ricoperti dalla polvere e rosicchiati dai topi. Da allora abbiamo fatto dei grandi passi in avanti. Abbiamo una Biblioteca dignitosa (che dovrebbe aumentare i suoi spazi), l’Informagiovani, il Teatro Superga, Scuole di ogni ordine e grado, un volontariato numeroso, un’Università della Terza Età con molti iscritti.

Dal punto di vista della lettura di libri possiamo crescere, e molto. La concorrenza delle librerie torinesi, dei supermercati, della vendita on-line ha fatto fallire ben 5 librerie gestite da privati. Il risultato è che la platea dei potenziali lettori si è ridotta progressivamente. Per aumentare l’offerta sul territorio l’Associazione “Amici del Cammello” ha aperto la prima libreria in Italia gestita da un’associazione di volontariato.

Perché questa insistenza sull’importanza di leggere?

Ho da poco finito di leggere una “Storia universale della distruzione dei libri”. In quest’opera è messo in evidenza che tutti i regimi dispotici ed intolleranti hanno avuto sulla coscienza roghi di libri. Il potere dittatoriale è nemico della cultura, perché un popolo colto è più difficile da sottomettere.

Per difendere la democrazia, il potere del popolo, dobbiamo dedicare più tempo della nostra vita alla cultura.

E non scambiamo per tempo-cultura quello dedicato alla televisione. La principale fonte di finanziamento per le TV è la pubblicità che paga di più quanto più alto è il pubblico di telespettatori. Questo ha portato progressivamente il livello dei programmi ad una rincorsa verso il basso (tranne rare e lodevoli eccezioni).

Alla stessa maniera non scambiamo per informazione politica i talk-show. Davanti a queste trasmissioni lo spettatore non apprende, fa solo il tifo per il suo partito od il suo schieramento (come in una partita di calcio, anche se truccata).

Oggi il benessere di una Nazione è, assurdamente, basato sull’aumento del PIL (il prodotto interno lordo): non importa se il territorio è dissestato, il patrimonio storico è abbandonato, le coste ed i mari saccheggiati dalla speculazione, le scuole disastrate, la ricerca dimenticata, la felicità dei cittadini negata.

Allo stesso modo oggi siamo prigionieri di uno stile di vita che, per accrescere il possesso di oggetti, ci spinge a vivere velocemente perdendo il gusto delle cose e delle persone che abbiamo vicino. Neghiamo la bellezza di quello che ci circonda e cerchiamo sempre dell’altro in una bulimia insaziabile. Ci arricchiamo di oggetti ed impoveriamo il nostro spirito.

Ha ragione slow-food: per assaporare le cose, dobbiamo mangiare più lentamente. Per assaporare la vita, bisogna rallentare i ritmi. Dedicare più tempo a diventare migliori: a leggere, studiare, ascoltare musica, parlare con gli altri e, perché no?, ascoltarli.

Bisogna dedicare più tempo a riflettere.

Il libro è lo strumento principale per fare questo perché ci pone delle domande, ci fa vivere emozioni, ci mette insomma davanti ad uno specchio (che appunto riflette).

Ci costringe ad allontanarci dal qui ed ora per ragionare sul mondo e sul tempo. Ci aiuta a ricordare il passato e a capire il presente. Ed ancora di più ci aiuta a pensare al futuro, questa dimensione che la crisi ci vuole rubare rendendoci prigionieri di uno squallido presente.

Riprendiamo a pensare (e costruire) un futuro diverso.

Nella nostra vita ci tocca scegliere tra quello che dobbiamo, e quello che vogliamo. Per lo più facciamo quello che possiamo che è il punto d’incontro tra le prime due cose. Se smettiamo di sognare, il punto d’incontro sarà al livello più basso (quello che dobbiamo) e questo renderà la nostra vita più triste e depressa.

Angelino Riggio

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Luglio 2012 15:22

 

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