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Sacrestani, un servizio umile e prezioso

sacrestanoPossiamo dire grazie a loro quando entriamo in chiesa e la troviamo pulita ed ordinata. Il merito, anche se non li vediamo, è loro. E sono proprio in tanti. Se è vero che in Italia esistono oltre 25.000 parrocchie ecco che il calcolo è presto fatto. Sono i sacrestani o sacristi.

Il sacrestano svolge un’attività impegnativa, non fosse altro che quasi sempre occorre sacrificare la domenica il giorno di maggior impegno. Bisogna preparare i paramenti per le celebrazioni eucaristiche e liturgiche, nonché attendere a tutte le attività che si svolgono all’interno della chiesa. Tutte cose che vengono fatte anche durante tutta la settimana insieme alla custodia della chiesa stessa.

In Italia i sacrestani sono in stragrande maggioranza volontari. Solo per una minima parte l’attività di sacrista è un vero e proprio “lavoro” a tempo pieno o a part-time. Se il grande cuore di tutti i sacrestani volontari smettesse di battere per chiedere di essere regolarmente stipendiato, si aprirebbe un bel fronte di difficoltà economiche per molte parrocchie italiane.

Per fortuna il grosso dei sacristi è costituito da volontari: uomini e donne che gratuitamente prestano un servizio importantissimo. Anche nelle parrocchie Nichelino ci sono diversi sacrestani-volontari che si alternano in base alle rispettive disponibilità di tempo. Il loro è un servizio concreto e prezioso per tutte la comunità cristiane. Un impegno a servizio della Chiesa e nella chiesa, il luogo dove i fedeli si incontrano. Un servizio silenzioso e dietro le quinte, spesso ci si accorge di loro solo quando passano a raccogliere le offerte durante la S. Messa. Ma se proviamo a pensare quante mansioni svolgono tutti i giorni dell’anno le comunità parrocchiali possono solo ringraziare queste persone per il loro servizio e per i loro gesti ripetuti con costanza ed amore. Teniamoceli stretti!

Qui di seguito pubblichiamo una bella riflessione/preghiera scritta da due sacrestani di Nichelino

 

PREGHIERA SILENZIOSA

“Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente “ (Salmo 90)

Chiesa ancora chiusa, silenzio ed ombra. Dio stesso infatti è parte dell’ombra.

Apro la chiesa, verso la cera nelle candele, sistemo il lezionario nell’ombra.

Nella necessità della propria ombra.

Per un attimo fisso la vista al tabernacolo. Non parlo di cose invisibili.

Che Egli, nella mia vista, ponga una seconda vista senza dire ciò che resta.

Dimora la Parola in una patria profonda.

Poso il calice sull’altare – il sacerdote diverrà Calice

Diverrà Parola, si realizzerà l’incarnazione e farà la Sua volontà e diverranno nostre.

Umiltà è ritrarsi nella realtà di sé stessi. Una stima innocente come stupore, incontro, meraviglia ignorato dal resto del mondo.

“Mi muovo nell’Assoluto con l’intima paura dei gesti da abbozzare, nella timidezza di parole da dire con il desiderio di essere puro non per essere nobile o forte ma per essere me stesso”.

Agli altri le illuminazioni che ne penetrano l’anima.

Si svuota la chiesa, si spengono i candelabri. Rimango solo con il Santissimo. Chiudo le porte.

Vado a casa sperando in un sentimento di pace e conforto nella gioia di un cuore eterno. “Resta con me, si fa sera”.

Nu. & Co.

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Agosto 2012 13:16

 

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