Scene di un film già visto. Un nuovo grande centro commerciale sorgerà alle porte di Nichelino, al posto dello stabilimento Acerbi/Viberti che sarà trasferito in capannoni più piccoli, non si sa ancora quando e dove.
Nella shopville, targata Auchan, troveranno collocazione ipermercato, galleria commerciale, cinema multisala, palestre, albergo, ristoranti e addirittura un planetario (sic!). Insieme all’annuncio circolano le prime cifre: 285 mila metri quadrati di cantieri, 300 milioni di euro di investimento e 1.100 posti di lavoro (di cui 800 per la costruzione della struttura), 6 blocchi di edifici ad alta autonomia energetica con massiccio utilizzo di pannelli solari.
Arriva Auchan dalla Francia, ma se ne va Ikea.
Infatti il colosso svedese dell’arredamento archivia definitivamente l’opzione Nichelino e lo fa smentendo piuttosto seccamente le voci di una collaborazione con i francesi, circolate nelle settimane precedenti: "Ikea Italia non è interessata, né lo sarà in futuro, ad un possibile insediamento di un nuovo punto vendita all'interno del progetto presentato dal gruppo Auchan sull'area ex Viberti a Nichelino. Ci auguriamo di aver chiarito definitivamente la posizione di Ikea relativamente al progetto di riqualificazione dell'area ex Viberti, dove troppo spesso il nome di Ikea viene impropriamente utilizzato".
Per il nuovo Auchan si prospettano tempi brevi: “progetto preliminare entro l’autunno, documenti in Regione per dicembre, possibile partenza del cantiere entro un anno”, ha anticipato ai giornali il sindaco Catizone che si è detto disponibile ad avviare un tavolo di lavoro con gli altri sindaci della zona sui risvolti occupazionali
Nella scorsa seduta il Consiglio Comunale ha approvato il primo atto di programmazione dell’intervento.
E’ però impressione diffusa che allo stato dell’arte gli interrogativi sovrastino di gran lunga le certezze. Quale sarà l’effettivo dimensionamento del Centro Commerciale? Saranno ristrutturati i capannoni dell’ex Viberti o ne saranno costruiti di nuovi?
E poi c’è la viabilità. L’area Viberti ha il pregio di essere a due passi dalla tangenziale, ma qualsiasi intervento di sviluppo e riqualificazione presuppone il raddoppio dello svincolo Debouchè, più la realizzazione di un’adeguata rete viaria locale di accesso. Un nodo, questo della viabilità, sul quale l’ormai leggendario progetto di Mondo Juve si era già trovato a fare i conti. Il destino dell’area dell’ex ippodromo, tra Nichelino e Vinovo, a poche centinaia di metri dalla zona Viberti, sembra rientrato in una sorta di limbo e da qualche mese tutto tace. L’ultima notizia risale al possibile insediamento di un ipermercato Bennet. Un via ai lavori, quello della shopville di Mondo Juve, annunciato a cadenza semestrale dall’inizio di questo millennio. Ma finora l’unica a partire a spron battuto è stata la boscaglia che nel frattempo ha ricoperto la vecchia pista del galoppo e il piazzale del parcheggio. Teoricamente lì la shopville poteva essere costruita da almeno un decennio, perché le autorizzazioni sono già state rilasciate, mentre per quanto riguarda il complesso in area Viberti ci sarà da percorrere tutta la trafila, ammesso e non concesso che la Regione intenda portare avanti entrambi gli insediamenti commerciali, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
Oppure una delle due aree in ballo sarà alla fine destinata ad edilizia residenziale? Se il mercato del mattone non fosse anch’esso in crisi la risposta sarebbe probabilmente già arrivata.
Invece l’unica realtà che ad oggi si è materializzata è la sicura dismissione di un grande stabilimento che produceva rimorchi e che un tempo dava sì 1.000 posti di lavoro.
Lo si vedrà nei prossimi mesi, se il progetto di Centro Commerciale in zona Viberti è una cosa seria o l’ennesimo ballon d’essai di una politica che sa essere visionaria e spesso qui si ferma.
Le associazioni del commercio di vicinato intanto hanno già stroncato senza messi termini il progetto definendolo “devastante” per il tessuto socio-economico nichelinese, già duramente provato dalla crisi. E ci si chiede quale spazio possa avere, in una zona già satura come quella della periferia sud di Torino, un’ulteriore e massiccia intervento nel settore della grande distribuzione che a sua volta segna il passo, forse anche culturale, in una società dei consumi in forte declino.








