Si aggirano fra i rifiuti dei mercati vuoti nelle estreme periferie delle grandi città. Sono i nuovi poveri, quelli che vanno ad aggiungersi ai vecchi diseredati senza speranze; vuoti dentro da ogni legittima voglia di vivere.
Barboni in una Italia carica di malumori, di proteste, di suicidi voluti come estrema conseguenza di una vita non più sopportabile.
Ombre di reietti a cui la società non consente una vita migliore, lontani, eppure così vicini a noi, ma non visti nella loro vera dimensione umana.
Si aggirano come colombi e randagi alla ricerca di un possibile pasto, fra cassette vuote e frutta marcia, foglie di cavolo e insalata appassita; chiusi nel loro rancore, nei loro cattivi pensieri, con un odio profondo per questa società che tutto consuma meno la solidarietà, la carità Cristiana.
Siamo tutti figli della stessa terra, ma solo a parole. Il nostro divenire non collima con la loro rinuncia, viviamo un vuoto interiore di sentimenti, una povertà non ancora visibile, un pensiero irritante che non riusciamo a chiarire, una voglia di ribellione repressa. Mentre lontano dai nostri occhi, ombre perdute si aggirano fra i rifiuti in aperta competizione con volatili di ogni specie in questo variopinto mondo di sogni perduti.
Nino Pesce





