Riassumiamo la questione in pochi punti essenziali. Primo punto: il matrimonio eterosessuale (tra un uomo e una donna) non è un’invenzione della Chiesa; è un istituto giuridico, finalizzato a garantire l’ordine delle generazioni, riscontrabile in tutte (ripeto: tutte) le culture e in tutti (ripeto tutti) i tempi. Corollario: difendendo il matrimonio eterosessuale, la Chiesa difende non un dogma di fede o un principio della propria dottrina, ma una dimensione del bene umano oggettivo. Secondo punto: si può ben procreare, al di fuori del matrimonio, ma la funzione del matrimonio è proprio quella di porre un rigoroso ordine sociale nella procreazione, a garanzia delle nuove generazioni.
La crisi del matrimonio – fenomeno ciclico, ma in questo momento storico particolarmente acuto – va considerata con grande preoccupazione, perché è la causa fondamentale della crisi della famiglia, fattore insostituibile di stabilità intergenerazionale e di tutela sociale dei soggetti deboli. Corollario: piuttosto che riconoscere il matrimonio gay, naturalmente sterile, la società dovrebbe operare per un efficace sostegno delle famiglie (e in particolare di quelle numerose) e dovrebbe supportare, cosa che fa solo in minima parte, l’impegno delle famiglie a favore dei minori, dei malati, degli anziani.
Terzo punto: i diritti che dovrebbero essere attribuiti alle coppie gay sono molto meno eclatanti di quanto non possa apparire quando li si qualifica come «diritti civili»: essi non solo sono facilmente attivabili con quello che la scienza giuridica chiama il «diritto volontario» (reversibilità della pensione, subentro nel contratto di locazione, assistenza ospedaliera, diritti successori), ma in gran parte sono già ampiamente fruibili a seguito di interpretazioni estensive delle leggi vigenti fatte dalla Cassazione. Corollario: la vera posta in gioco, quando si dibatte sul matrimonio gay, è simbolica, non è giuridica né sociale; i suoi fautori vorrebbero che il diritto riconoscesse situazioni affettive, di cui nessuno vuole negare l’autenticità "privata", ma che non hanno però in sé e per sé, alcun rilievo "pubblico", e questo proprio in un momento storico in cui da parte di tanti ci si batte per allentare ulteriormente i vincoli istituzionali, che nascono dai legami matrimoniali (si pensi al "divorzio breve", ecc.)








