La linea ultra-liberista dell’attuale governo dell’Ue è stata contestata in 12 Paesi dell’Unione da una insolita alleanza tra i sindacati, le Chiese cristiane, le comunità ebraiche e, in un caso, dall’Islam.
Nel mirino le misure richieste nel capitolo delle liberalizzazioni: Bruxelles ha imposto (anche al governo Monti) la cancellazione della domenica come giorno «speciale» (lo è storicamente secondo una tradizione ultra millenaria).
In particolare è stata concessa, nel commercio e nel turismo, l’apertura degli esercizi, grandi e piccoli, sette giorni su sette, 24 ore su 24. In questo modo il principio del profitto è stato anteposto ad ogni altra considerazione etica, sociale, sindacale, famigliare, costringendo soprattutto i lavoratori a ritmi di presenza impossibili, anche in considerazione della rilevante quota di lavoro femminile.
Alcuni media europei hanno accusato i Vescovi e i sindacati di aver realizzato un nuovo «compromesso storico», come nell’Italia degli anni ’70. Ma questa valutazione è miope e parte da una concezione dogmatica del liberismo economico, come se il mercato fosse l’unico motore della storia (in passato altre ideologie avevano indicato la classe, la razza, con risultati tristemente noti).
Il documento di contestazione costruttiva delle scelte di Bruxelles parte dall’esigenza di mettere l’uomo al centro delle decisioni politiche: non c’è il rifiuto del mercato, ma viene rivendicata una forte dimensione sociale dello sviluppo, perché sono in gioco valori che non possono essere offuscati: le tradizioni religiose, l’unità della famiglia, la tutela dei diritti sindacali, non essendo possibile considerare i lavoratori del commercio e del turismo di serie B per i diritti inalienabili della persona.
Chiese, sindacati, forze sociali, respingono poi una «concezione dogmatica» delle scelte di Bruxelles, anche in considerazione di indicazioni economiche e sociali diverse provenienti dall’altra sponda dell’Oceano. Nella stessa Germania (che oggi, di fatto, governa gli eurocrati di Bruxelles) la più popolata regione (Westfalia) ha deliberato un passo indietro sulle liberalizzazioni selvagge, contestando in particolare la cancellazione del riposo domenicale.
In Italia, pur difendendo il ruolo dell’Europa, il presidente Monti ha spesso insistito per un contributo positivo del nostro governo, con l’obiettivo di migliorare le direttive di Bruxelles. Purtroppo questo non è avvenuto nelle leggi, approvate di gran corsa, sulle liberalizzazioni; ma non mancano le occasioni per correggere il tiro, non solo per le contestazioni provenienti dalla Germania, ma anche per le critiche derivanti dalla campagna elettorale francese per l’Eliseo. Due candidati, il socialista Hollande e il cattolico-sociale Bayrou (che insieme raccolgono la maggioranza dei francesi), hanno apertamente proposto una revisione della linea ultra-liberista, indicando precisi limiti alla «dittatura del mercato», con valutazioni che sembrano riecheggiare le grandi indicazioni etico-culturali dell’enciclica sociale «Caritas in Veritate» di Benedetto XVI.
L’iniziativa sulla tutela della domenica costituisce un elemento rilevante anche perché ricorda ai popoli europei l’importanza delle scelte del governo Ue; la cronaca sembra nasconderci questa realtà politica e sociale, ma il peso delle indicazioni di Bruxelles (e della Banca Centrale di Francoforte) è sempre più influente sulla vita delle persone.
Ed anche sui bilanci dell’Unione occorrerebbe maggior attenzione, per ottenere stanziamenti più adeguati per le politiche di sviluppo e per la solidarietà sociale.
Infine sulle liberalizzazioni appare indispensabile che le Regioni e gli enti locali, cui il decreto italiano riconosce un ruolo, facciano sentire la loro voce in termini forti e costruttivi; d’altra parte, anche sul piano economico, non è assolutamente dimostrato che le aperture festive e notturne senza interruzione agevolino lo sviluppo: è vero che i grandi centri commerciali hanno lievemente incrementato gli addetti; ma chi calcola le migliaia di piccoli e medi negozi uccisi dalla «deregulation» selvaggia, lasciando a casa piccoli imprenditori di grande esperienza e tantissimi dipendenti?
Mario Berardi
da La Voce del Popolo




