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La Madonna ai piedi della Croce

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croce_valle_stretta_3Il 25 giugno del lontano 1980 moriva, precipitando nel burrone della cascata di Valle Stretta, a pochi metri dal Rifugio “La Maison des Chamois”, a quota 2.200 mt., l'animatore di­ciassettenne Gianfranco Ligustri. La Comunità dei Giovani di Nichelino in quei tragici gior­ni vide il cielo oscurarsi e i mitici Campi della Gioventù (che esi­stevano dal lontanissimo 1956, perché nati al Lingotto, prolife­rati a Mirafiori Sud e poi a Nichelino...) si cancellarono dall'o­rizzonte come il gesso dalla lavagna.

Io, che ne ero l'antesignano, provai uno sconvolgimento paragonabile a quello degli Apostoli, quando constatarono che sulla Croce Gesù Cristo era davvero morto. Lui, che doveva sal­vare Israele, non c'era più! Gli Apostoli si erano dimenticati che doveva risorgere.... Anch'io provai quell’esperienza di vuoto as­soluto. Uomo di poca fede tardavo a scoprire che invece stava na­scendo una “Stagione di Dio” e che da quel chicco di grano na­scosto sotto terra di nome Gianfranco doveva germogliare una gioventù nuova ricca di Grazia!

Infatti, fu da quella tragedia che iniziò tutta una serie di se­gni quasi prodigiosi: la nascita e l'espansione di una Comunità di Giovani forte e numerosa che capiva che Gesù non era un personaggio del passato, ma il Vivente; anzi, la Vita Eterna. Quindi il Salvatore, l'Amico: l'oggetto d'amore di quei ragazzi.

Lentamente, dopo quella morte incominciarono a fioccare avvenimenti eccezionali che sembravano scendere dal cielo…

Non solo quelle migliaia di ragazzi che sono saliti su quel Monte della Trasfigurazione, ma i molti campioni di vita cristiana che si sono coniati alla luce del Thabor! Ve ne cito uno, il primo “successore” di Gianfranco: Gigi Zappulla. Era un adolescente che Gianfranco si portò al campo e lo scelse subito come collaboratore. Un musicista nato, anche se per esigenze economiche – la mamma vedova – il Gigi frequenterà la scuola professionale ENGIM perché gli premeva di lavorare. Il cancro lo ucciderà due anni dopo e la “Canzone per un amico” che aveva scritto in occasione della morte di Gianfranco sarà cantata per lui, per la sua sepoltura il 21 dicembre 1982. Anche di lui non ho potuto fare a meno di scrivere la biografia che uscirà – se il Signore mi permetterà di portarla a termine – il prossimo luglio 2012 per l’Editrice Effatà con il titolo “Number One”.

 

IL RIFUGIO

Sulle falde del Monte Thabor, a quota 2.120 metri, c'è un’antica miniera che potrebbe risalire all'anno 1400, se dia­mo credito ad un documento del Delfino di Francia che nel 1450 magnificava le sue spade perché forgiate “avec l'acier de Nèvache”. Nèvache è il Comune sotto il quale i fran­cesi conglobano la Vallèe Etroìte e quella miniera di ferro della quale, un tempo, la Capanna-Rifugio era la casa dei minatori.

Di fronte al cadente ingresso della vecchissima mi­niera c'è dunque questa nostra “capanna”, anche lei estremamente vetusta, sebbene ricostruita più volte nel corso dei secoli: l'ultimo rifacimento risale al 1875.

La cava di ferro durante la guerra era stata riattata con la speranza di trovarvi l'acier, “l'acciaio di Névache” per trasformarlo in cannoni... Fatica che fu vana, grazie a Dio!

Dopo il conflitto bellico quella costruzione fatiscente, I grazie ad alcuni amici e a mio cugino Giorgio Orecchia, mi fu offerta dall'ing. Canè, della sezione mineraria della Fiat che ne era proprietaria.

In quel tempo mi trovavo proprio alla ricerca di un rifugio di alta montagna per inventare i Campi della Gioventù in quota, in un luogo il più solitario possibile. Era l'agosto del 1955, l'anno prima dell'Ordinazione Sa­cerdotale quando mi fu donata quella casa. L’anno dopo, riparatala alla bell’e meglio, salì lassù un primo e nume­roso gruppo di giovani della Parrocchia del Lingotto, Torino.

È difficile contare se sono due o quasi tre le decine di migliaia di ragazzi transitati da quel rifugio dopo il fatidi­co 1955. Sono sicuramente migliaia le coppie di giovani che si sono incontrati a quei "Campi" e si sono anche amati fino ad inventare una famiglia che a sua volta è proliferata in pargoli affascinati della montagna; frutti sbocciati dalla lu­ce della vetta che riverbera da quella del Thabor.

Sono pure decine i giovani che hanno pensato, proprio su quel Monte, di dedicare tutta la vita a Cristo e al popolo di Dio, nel sacerdozio o nella vita consacrata.

 

LA CROIX

La prima Croce dei “Ragazzi in Cielo” fu piantata l’anno dopo la sciagura nella quale morì il giovane leader Ligustri. Fu voluta e fatta fabbricare dai ragazzi della Scuola Professionale ENGIM su proposta appunto di un altro dei nostri Santi in Cielo, del quale, come abbiamo visto, ricorrerà il prossimo anno il trentesimo della dipartita.

Trascorsi 10 anni per la tenacia degli uomini di buona volontà capitanati da geniacci come Osvaldo, Deboli, Meinardi … ne vorranno costruire una monumentale, in legno pregiato, africano, resistente alle intemperie ed agli anni. Una croce che, compreso il piedistallo, sala alta da sfiorare gli otto metri.

Sul davanti del piedistallo domina una grande stele in bronzo, la cui epigrafe richiama le parole dell’Apocalisse: questi ragazzi “sono coloro che, passati attraverso la grande tribolazione, hanno lavato le loro vesti rendendole candide come il sangue dell’Agnello” (Apoc. 7,14).

Ora, sul legno di quella croce ci sono oltre 300 mattonelle in bronzo che corrispondono – per la massima parte – ai ragazzi la cui vita fu tirchia di anni e che, in vita, vissero l’esperienza del Monte Thabor!

E’ per questo motivo che l’Associazione “Amici della Croce dei Ragazzi in Cielo” vuole innalzare, al lato dell’altare, un obelisco ligneo per le future targhe dei Ragazzi con in vetta una pia Madre che guarda la sua Croce: una Madonna che simboleggia tutte le Mamme che hanno perso il proprio figliolo.

 

GIOVANNI PAOLO II

Sì, con la nostra avventura e con i nostri ragazzi c'entra anche il grande e santo Giovanni Paolo II!

Quando fu informato della costruzione della Croce, nel 500° anniversario dalla nascita di S. Ignazio di Lojola, “in­ventore” degli Esercizi Spirituali, il Pontefice accettò di be­nedirla. Lo fece in occasione della vista alla diocesi di Susa. Ci è stato detto che il Papa si commosse molto quando seppe della destinazione cui era deputata la croce: ospitare i nomi dei ragazzi morti nel fiore degli anni!

Da quella benedizione nacque un cordialissimo rappor­to del Santo Padre con i ragazzi che alla Maison ed alla Cro­ce fortificavano le loro giovinezze.

Li aveva incontrati la prima volta a Susa, in occasione della benedizione della Stele. Allora accorsero da lui in duemila! Un treno speciale e tante macchine gremite; poi ben tre altre volte li volle in Vaticano, nella sala Clementina.

Anche Papa Benedetto XVI il 9 febbraio 2008 incontrò questa nostra gioventù insieme ai delegati della Federazio­ne Italiana Esercizi Spirituali F.I.E.S. In quella circostanza il Papa conobbe di persona il nostro don Joshua Muscat, appena ordinato sacerdote. Il 4 novembre 2009 accolse anche i genitori dei "Ragaz­zi in Cielo" i quali gli donarono una brochure con i ritratti di don Joshua e don Joe!

Ma la cosa più preziosa, che ha riempito e riempie tut­tora di felicità la Comunità, è accaduta il terzo sabato del luglio 2002. Era il giorno 19, quando don Renato Boccardo, nostro carissimo amico, venne in Valle Stretta per presiedere l'Eucarestia ai piedi della Grande Croce.

Ai piedi di quella Croce d'estate si ce­lebra sovente la S. Messa. Tuttavia il terzo sabato di luglio di ogni anno, ricordando la benedizione della Croce, avve­nuta il 14 luglio 1991 da parte del Pontefice, convengono lassù centinaia e centinaia di giovani e di adulti per una grande Assemblea Eucaristica: struggente rendez-vous con i loro Amici in Cielo e con il Signore Gesù che li ha re­denti e accolti.

Don Renato, quel sabato se ne arrivò con un grande scatolone e ci disse che era un dono del Papa ... ! Va detto che adesso Don Renato è un meraviglioso Vescovo. Per an­ni al servizio personale di Giovanni Paolo II, fu poi l'or­ganizzatore delle grandi G.M. (Giornate Mondiali della Gioventù). Ora è l'amato Arcivescovo di Spoleto in Um­bria.

Quello scatolone lo aprì sull'altare, poco pri­ma della celebrazione. Il Cielo era splendente e una folla giovanile straordinaria si assiepava attorno alla Croce e al­l'altare. Rasentavano i mille ... ed erano tutti molto curiosi di vedere il dono del Papa!

Dallo scatolone uscì fuori un’elegante confezione con gli stemmi pontifici dentro la quale erano riposti uno stu­pendo calice con patena e un grande ciborio forgiati con metallo prezioso...!

"Un regalo personale del Papa! Per noi", mormoravano i ragazzi.

Si trattava di un dono che la Provincia di Roma gli ave­va offerto in occasione del X anniversario di Pontificio e che il Santo Padre ora inviava proprio ai ragazzi come espressione del suo grande cuore. Con la richiesta di usar­lo per le S. Messe giovanili ai piedi di quella Croix des Enfants en Ciel: la Croce dei Ragazzi in Cielo.

Più prezioso ancora fu il Messaggio, che Mons. Boccardo ci lesse: «Ragazzi carissimi, salite sovente a questa Santa Croce che porta su di sé i nomi dei vostri compagni già ascesi al Padre. Salite quassù per imparare, conoscere, amare DIO! Poi, rinfrancati, ridiscendete nelle vostre comunità, dai vo­stri genitori, dai vostri amici, nei vostri ambienti di studio o di lavoro e narrate e dite a tutti: DIO! Vi benedico: Giovanni Paolo II, 19 luglio 1991».

don Paolo

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LA SOTTOSCRIZIONE

Per chi vuole contribuire: Offerte tramite C.C.P n. 27318104 Parrocchia SS. Trinità - Nichelino, specificando nella causale “Valle Stretta”

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Maggio 2011 00:11

 

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